Psicologo infantile
05/03/2018
 

IPOCONDRIA

ipocondria

 

Con il termine Ipocondria comunemente si intende una preoccupazione eccessiva per il proprio stato di salute o la convinzione di avere una grave malattia.

Si fa diagnosi di Ipocondria quando la persona che ne soffre non si rassicura nonostante  le ripetute visite mediche diano esito negativo.

Spesso questi soggetti passano da un medico all’altro ritenendo il medico precedente incompetente, o convincendosi di soffrire di una malattia rara non facilmente individuabile.

Identikit dell’ipocondriaco

L’ipocondriaco tende ad adottare comportamenti di malattia (evita situazioni in cui potrebbe ammalarsi, evita di fare sforzi, può stare attento ai germi…), a fare esami, a cercare i propri sintomi su internet e a chiedere rassicurazioni a parenti e amici.

Si tratta di persone che si ascoltano di continuo e, appena colgono un segnale che potrebbe essere un indicatore di malattia, si spaventano e aumentano ulteriormente l’ascolto di sé per poi andare in cerca di una risposta. Dal momento, però, che ogni visita risulta negativa, non riescono mai a trovare pace o la trovano per brevi periodi fino all’ennesimo segnale che spaventa.

Oltre all’ipocondria classica, esiste un’altra forma di paura delle malattie Chiamata patofobia.

Identikit del patofobico

Mentre, però, nell’ipocondria si teme di aver contratto una malattia e i sintomi possono migrare da una patologia ad un altra (“Ho mal di testa potrei avere un disturbo neurologico” , “Ho male allo stomaco potrei aver preso un batterio” , “Mi gira la testa potrebbe trattarsi di labirintite” …) e sono per lo più rivolti a malattie progressive che comportano una sofferenza prolungata nel tempo; nella PATOFOBIA si teme una malattia specifica (come, ad esempio, morire a causa di un infarto o di tumore) e di morire all’improvviso.

Le tentate soluzioni

In termini di tentate soluzioni messe in atto con il tentativo di risolvere il problema, quelle dell’ipocondriaco sono:

– Controllare i segnali provenienti dal proprio corpo che potrebbero essere degli indicatori di malattia,
– Visite mediche ed esami,
– Richiesta di rassicurazione e socializzazione del problema,
– Ricerche continue su internet.

Mentre quelle del patofobico:

– Controllare le variazioni di determinate funzioni (battito cardiaco, pressione),
– Evita i controlli medici per paura dell’esito,
– Richiesta di rassicurazione e socializzazione del problema.

L’ Ipocondria è in aumento! Perché?

Nella nostra società viene data molta importanza alla salute della persona e i controlli medici vengono fatti spesso. Questo, però, in alcune persone alimenta la propria ossessione verso le malattie. “Dottor” Google, poi, non aiuta! Internet, oggi, è il primo mezzo utilizzato quando si ha un dubbio su un sintomo e non si tiene conto che, anche gli articoli medici, possono essere scritti dai non addetti ai lavori e si rischia di avere delle informazioni errate.

Quale terapia?

La Terapia Breve Strategica, bloccando il circolo vizioso delle tentate soluzioni, è ritenuta una delle terapie più efficaci in caso di Ipocondria e patofobia.
Nella prima seduta il terapeuta accoglie le paure portate dal paziente non negando la sua presunta malattia, per poi assegnare un compito da svolgere da lì al prossimo incontro. Generalmente quello che si chiede è di interrompere le visite mediche e le ricerche su Google, ma anche di evitare di parlare con gli altri delle proprie paure.
Inoltre, tre volte al giorno la persona dovra’ andare davanti ad uno specchio, con carta e penna, e procedere con un vero e proprio check up del proprio corpo in cerca di ogni possibile segnale, ipotizzando anche la potenziale malattia che potrebbe indicare.
In caso di patofobia, invece, si stabiliranno tempi e modi per un controllo minuzioso dei battiti del cuore o dell’andamento dei valori pressori.

I risultati

Di solito, già in seconda seduta il paziente riporta dei miglioramenti. Così, una volta ottenuto lo sblocco, si procederà al consolidamento dei risultati raggiunti portando ad evoluzione le prescrizioni, per poi arrivare alla completa autonomia della persona.

Il tutto difficilmente supera le 10 sedute e si arriva ad una risoluzione completa del problema. 

DISMORFOFOBIA

Ogni nostro difetto, rovesciato su di sé,
diventa una nostra virtù;
purtroppo è vero anche il contrario
“.
Giorgio Nardone

Nel video un caso di Dismorfofobia: prima seduta di Psicoterapia Breve Strategica durante un programma tv di Rete4.

Chi soffre di dismorfofobia ha una preoccupazione eccessiva per un difetto fisico reale o immaginato. Il difetto viene percepito come molto evidente e deturpante, tanto da influire sulla sfera sociale.

La persona si convince che l’attenzione degli altri ricadrà su questo e, per gestire il disagio, potrà mettere in atto varie Tentate Soluzioni:
– cercare di nascondere o camuffare il difetto,
– evitare tutte le situazioni percepite come troppo espositive,
– ricorrere ad interventi chirurgici correttivi.

Gli effetti di questo, però, saranno tutt’altro che risolutivi.
Infatti, in generale…
– più nascondo, più evidenzio,
– le situazioni sociali diventano sempre più ansiogene, poiché più si evita più si vorrà evitare,
– una volta corretto un difetto chirurgicamente, se ne troverà un altro e si entrerà in un circolo vizioso simile a quello delle scatole cinesi: apro una scatola e dentro ne trovo un’altra, scoperchio anche quella ma al suo interno ne spunta ancora una, e così via in un gioco senza fine.

Come si può sbloccare questo meccanismo?

La terapia Breve Strategica propone una tecnica costruita ad hoc che prende il nome di “Ceck up estetico”. Attraverso un compito ben pianificato si chiederà alla persona di concentrarsi su tutti i suoi difetti e ipotizzarne i correttivi, fino ad arrivare a cortocircuitare la tentata soluzione di non voler vedere il proprio difetto.
Poi si procederà nel guidare il paziente ad affrontare le varie situazioni sociali fornendogli strumenti per gestire la propria ansia e avvertire, così, che meno evita più si tranquillizza.
L’ultimo step fondamentale sarà quello di lavorare sui punti di forza ed imparare a valorizzarli.

Bibliografia:

  • Bartoletti A., Nardone G., La paura delle malattie: Psicoterapia Breve Strategica dell’ipocondria, Editore ponte alle Grazie, 201
  • Nardone G., Salvini A. (2004), “Il dialogo strategico. Comunicare persuadendo: tecniche evolute per il cambiamento.” Firenze – Ponte alle Grazie.

Consigli di lettura… 

 

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